Il film Highlander proponeva in chiave epica la figura della creatura immortale descrivendone le caratteristiche principali. Gli immortali dunque non potrebbero generare figli né rischiare la vita ogni momento, dato che avrebbero bisogno di ritrovarsi con la testa lontano dal corpo per beneficiare di questa nostra tappa obbligata. Oltre ovviamente all'attraversamento delle ere in costante giovinezza con conseguente salute e prestanza fisica: uno dei sogni ancestrali dell'umanità.
Riprendendo i tre punti ai giorni nostri, si può notare come tutti o quasi siano stati raggiunti e a volte religiosamente osservati: nel primo, la tendenza di pensiero è di avere tutto il tempo del mondo, in una società meno disposta ad accogliere responsabilità e più propensa al divertimento, con il risultato di madri anziane e sterilità; nel terzo, il progressivo miglioramento di tecnologia e scoperte scientifiche (ed in taluni casi un aiutino da mano chirurgica) illude di poter ingannare l'orologio. Per il secondo punto si finge di prestare indifferenza ma da decenni viene ancora in soccorso la tecnologia, con invenzioni più di frequente atte a trasformarci in principi delle comodità, ergo a non dover uscire di casa riducendo di parecchio i rischi di morte precoce. Eppure in Africa è ancora sufficiente una banale diarrea per andarsene.
Per 25 anni quella pellicola ci fece sperare in qualcosa per cui biologicamente non avremmo mai potuto ambire senza riflettere di averlo già. Anche perchè, stando al racconto, l'ultimo immortale rimasto veniva premiato con la mortalità. Ed avere discendenza anch'essa mortale.