Durante quelle partecipazioni consumistiche che i media osano denominare "feste", all'ombra di abeti e luci lampeggianti si ridestano antichi dissapori interiori che spesso mutano in suicidio. Quale miglior occasione per rammentarsi ciò che di buono è accaduto o è stato fatto nell'anno in declino rispolverando la patina di solitudine che nemmeno hobby o lavoro sono in grado di occultare? Ed anzi proprio le "feste", il Natale, donano a cuori congelati dell'altro ghiaccio, accuratamente camuffato dietro pacchetti e sorrisi di circostanza.
Le lontane terre argentine nel 2009 partorirono questo demo che, come indicato nel retro di copertina, non vuol essere nulla più di un semplice scherzo o regalo a chi vive il dicembre con assoluto nichilismo attendendo (im)paziente l'Epifania a riportare l'umanità sulla retta via dell'indifferenza. Anime amareggiate da cotanta bontà ipocrita trovano rifugio in pensieri incomprensibili ai più e possono avere il loro attimo di riscatto nei confronti del vecchio barbuto senza necessariamente ricorrere a metodi estremi, di cui torna prepotente il desiderio alla vigilia della dieta televisiva per perdere i chili delle feste.La lezione impartita dai Drown in Solitude l'anno precedente può appesantire l'ascolto, ma certamente non servono parole di fronte a un evento dove la tristezza è bandita e, per taluni, ulteriormente amplificata.















