mercoledì 15 dicembre 2010
martedì 7 dicembre 2010
La fine del giorno
Sotto una luce bigia, senza posa,
senza ragione, si contorce e incalza
danzando, spudorata e rumorosa,
la Vita: così, poi, quando s'innalza
voluttuosa la notte all'orizzonte,
e tutto, anche le fami, in sé racqueta,
tutto annuvola e spegne, anche le onte,
«Eccoti, alfine!» mormora il poeta.
«Pace ti chiede il mio spirito ed ogni
mia fibra, pace, e null'altro elisire;
ricolmo il cuore di funebri sogni,
vo' stendere le mie membra supine
nella frescura delle tue cortine
e quivi sempre, o tenebra, dormire!»
Charles Baudelaire
senza ragione, si contorce e incalza
danzando, spudorata e rumorosa,
la Vita: così, poi, quando s'innalza
voluttuosa la notte all'orizzonte,
e tutto, anche le fami, in sé racqueta,
tutto annuvola e spegne, anche le onte,
«Eccoti, alfine!» mormora il poeta.
«Pace ti chiede il mio spirito ed ogni
mia fibra, pace, e null'altro elisire;
ricolmo il cuore di funebri sogni,
vo' stendere le mie membra supine
nella frescura delle tue cortine
e quivi sempre, o tenebra, dormire!»
Charles Baudelaire

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Poesia
martedì 30 novembre 2010
The dream
Faded flowers of purple passion
lie scattered on the ground.
While shredded webs of promises
fall in a fragile mound.
Two shadows lick the ledges
of the window to my heart.
And whispers held in warm soft pillows
call me from the dark.
In the night I search for loving,
I may have never known.
I feel the touch of warmness,
a caress and then soft moan.
A depth of understanding
that may have never been.
A lifetime filled with longing
for the dream that lies within.
dal web
lie scattered on the ground.
While shredded webs of promises
fall in a fragile mound.
Two shadows lick the ledges
of the window to my heart.
And whispers held in warm soft pillows
call me from the dark.
In the night I search for loving,
I may have never known.
I feel the touch of warmness,
a caress and then soft moan.
A depth of understanding
that may have never been.
A lifetime filled with longing
for the dream that lies within.
dal web

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venerdì 26 novembre 2010
Proporzione
È bene, nella vita come ad un banchetto, non alzarsi né assetati né ubriachi.
Aristotele

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Frasi
sabato 20 novembre 2010
Ore 12.30 - Suicidio
Ogni giorno, da non ricordo bene quanti anni, faccio comparire questa piccola nota sulla mia agenda.
Per averla ripetuta come un ossesso senza escludere sabati, Natali e compleanni vari, gli amici che l'han letta ormai credono ad uno scherzo.
Anch'io spesso la metto sul piano dell'ilarità, ma ci sono volte in cui mi domando seriamente perchè la sera continui ad aggiungerla agli impegni della mattinata.
A mezzogiorno, quando capo e colleghi escono per la pausa pranzo. Il perfetto momento di solitudine.
Quando se ne vanno pensando di ritrovare tutto come l'hanno lasciato... e la loro giornata sembra rinascere se al ritorno c'è un'email da leggere o il boccione dell'acqua da riempire...
perchè una volta non fargli finalmente trovare me, finalmente morto suicida?
Il tocco in più che può fare di te un'artista... ma come?
Avvelenare il panino che ordino al bar?
Sbattere violentemente la testa contro la porta del bagno?
Ingoiare le monete invece di inserirle nella macchina del caffè?
Credo debba essere l'impulso a guidarmi in questa scelta.
Sento arrivare quel momento mentre per un'altra sera ritrascrivo il mio impegno. Lo faccio da così tanto tempo che finirà certamente in questo modo.
Giungerà come l'avviso di una nuova email. Inatteso, in un giorno come gli altri. Anche per me, fino alla pausa pranzo.
Riderò con loro forse non sapendo ancora che saranno le ultime battute.
Forse, rientrando, scruterò il mio volto nello specchio del bagno, dicendomi di smettere. Che devo smettere, ora.
Forse mangerò quel panino con più gusto del solito, perchè dopo lo bagnerò di sangue.
Così la pianterò di godere come un ragazzino al solo pensiero. Basterà provarlo. Sulla mia pelle, sulla moquette dell'ufficio...
Ignoro se manterrò l'impegno domani o il giorno successivo, come ignoro se completerò anche quest'agenda.
Talmente vicino da non temere più di dimenticarlo.
Per averla ripetuta come un ossesso senza escludere sabati, Natali e compleanni vari, gli amici che l'han letta ormai credono ad uno scherzo.
Anch'io spesso la metto sul piano dell'ilarità, ma ci sono volte in cui mi domando seriamente perchè la sera continui ad aggiungerla agli impegni della mattinata.
A mezzogiorno, quando capo e colleghi escono per la pausa pranzo. Il perfetto momento di solitudine.
Quando se ne vanno pensando di ritrovare tutto come l'hanno lasciato... e la loro giornata sembra rinascere se al ritorno c'è un'email da leggere o il boccione dell'acqua da riempire...
perchè una volta non fargli finalmente trovare me, finalmente morto suicida?
Il tocco in più che può fare di te un'artista... ma come?
Avvelenare il panino che ordino al bar?
Sbattere violentemente la testa contro la porta del bagno?
Ingoiare le monete invece di inserirle nella macchina del caffè?
Credo debba essere l'impulso a guidarmi in questa scelta.
Sento arrivare quel momento mentre per un'altra sera ritrascrivo il mio impegno. Lo faccio da così tanto tempo che finirà certamente in questo modo.
Giungerà come l'avviso di una nuova email. Inatteso, in un giorno come gli altri. Anche per me, fino alla pausa pranzo.
Riderò con loro forse non sapendo ancora che saranno le ultime battute.
Forse, rientrando, scruterò il mio volto nello specchio del bagno, dicendomi di smettere. Che devo smettere, ora.
Forse mangerò quel panino con più gusto del solito, perchè dopo lo bagnerò di sangue.
Così la pianterò di godere come un ragazzino al solo pensiero. Basterà provarlo. Sulla mia pelle, sulla moquette dell'ufficio...
Ignoro se manterrò l'impegno domani o il giorno successivo, come ignoro se completerò anche quest'agenda.
Talmente vicino da non temere più di dimenticarlo.
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giovedì 11 novembre 2010
Tutto quel che mi serve
Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cazzo, scegliete lavatrici, macchine, lettori cd e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita, scegliete un mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici, scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo, scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina, scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi, scegliete un futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos'altro, le ragioni? Non ci sono ragioni, chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina?
da Trainspotting
da Trainspotting

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Testi
domenica 7 novembre 2010
Entombed by winter
Sepolto dall'inverno
Osservo la neve sotto la quale giaccio con occhi vuoti
Perdendo la vita, ricordi di pianti
Immagini ghiacciate degli ultimi giorni disgustosi
Il corpo impiccato senza forze mi mostra le strade del destino malato
Richiamando desolazione, nessuno pianse la mia morte
Il sapore acre della decomposizione porta via il mio respiro
Le mie labbra viola coperte di brina
Il pallore di quelle mura è perso...
E' fottutamente perso
L'inverno diventa freddo
Mi porta all'interno della cornice di sabbia e vecchiaia
Il silenzio in me...
Morte per favore liberami
Cadendo sulla mia bara sotterrata
La neve ghiaccia il mio ultimo sorriso
E le lacrime si sono cristallizzate
Ma il dolore rimane dentro me
Immobile, freddo e morto
Il mio corpo giace sotto terra
Un fiore appassito cade su di me
Sul ghiaccio della mia tomba
Sepolto dall'inverno…
Memorie di vita, momenti perduti nella mia mente
Anni di esistenza dimenticati, così distanti ora
Polverosi involucri di fotografie sotterrati da anni
Dimmi chi sono
Dimmi come poter vedere la mia alba...
Domani...
Nascemmo per combattere e soffrire?
La felicità è un po' breve
Dove dimentichiamo di essere umani
Odiare è solo uno spreco di tempo
Il freddo sta aumentando, fine dei giorni
Prendi il mio corpo e portami via lontano
Via lontano da questa tomba di ghiaccio
Dobbiamo goderci questi momenti di inumanità
Prima che ci portino via i nostri sogni...
Sepolto dall'inverno
Forgotten Tomb
Osservo la neve sotto la quale giaccio con occhi vuoti
Perdendo la vita, ricordi di pianti
Immagini ghiacciate degli ultimi giorni disgustosi
Il corpo impiccato senza forze mi mostra le strade del destino malato
Richiamando desolazione, nessuno pianse la mia morte
Il sapore acre della decomposizione porta via il mio respiro
Le mie labbra viola coperte di brina
Il pallore di quelle mura è perso...
E' fottutamente perso
L'inverno diventa freddo
Mi porta all'interno della cornice di sabbia e vecchiaia
Il silenzio in me...
Morte per favore liberami
Cadendo sulla mia bara sotterrata
La neve ghiaccia il mio ultimo sorriso
E le lacrime si sono cristallizzate
Ma il dolore rimane dentro me
Immobile, freddo e morto
Il mio corpo giace sotto terra
Un fiore appassito cade su di me
Sul ghiaccio della mia tomba
Sepolto dall'inverno…
Memorie di vita, momenti perduti nella mia mente
Anni di esistenza dimenticati, così distanti ora
Polverosi involucri di fotografie sotterrati da anni
Dimmi chi sono
Dimmi come poter vedere la mia alba...
Domani...
Nascemmo per combattere e soffrire?
La felicità è un po' breve
Dove dimentichiamo di essere umani
Odiare è solo uno spreco di tempo
Il freddo sta aumentando, fine dei giorni
Prendi il mio corpo e portami via lontano
Via lontano da questa tomba di ghiaccio
Dobbiamo goderci questi momenti di inumanità
Prima che ci portino via i nostri sogni...
Sepolto dall'inverno
Forgotten Tomb

venerdì 29 ottobre 2010
So dove gli arcobaleni vanno a morire
Sulla morte di Bob Kaufman
So dove gli arcobaleni vanno a morire
ho seguito le tue orme
attraverso una strana terra inesplorata
dove i sospiri d’argento cercavano di nascondersi
sotto ombre dementi
e cieli di oboe
insieme camminammo attraverso una città di fiaba
di verde allucinante
e sfinimmo di parole
mille notti fiammanti
mentre il tuo cuore sofferente
batteva le sue ossa
a tempo con i suoni brillanti degli uccelli
sulle strade al neon di schemi assassinati
si io ero là
e ho visto il tuo amore proclamato
in un sorriso fratturato
come i titoli di ieri stampati in sangue
sulle ali di un calabrone
e sì
porterei i tuoi occhi
il 12 gennaio
l’alba sorse
cantando il blues
il calendario si disfece
davanti al volto di quella domenica ferita
e persino le sequoie piansero
al tuo passaggio
ma nessuna campana suonò nelle viscere dell’inverno
la lumaca non ringhiò
all’orologio dell’avo
né rose crebbero
dalla coda di una cometa arrugginita
solo una stella marina in lana vagò
sulla spiaggia dei pianeti rubati
quando una lucertola tatuata
perse il suo abito di freddi echi
mentre tu ballavi con il grande re di Harlem
lungo i vicoli del paradiso
verso un tripudio di ombrelli fiammeggianti
ricordo gli stipiti
dove antichi spacciatori si appoggiavano
e vendevano le loro bustine di sogni da venti dollari
ai bisognosi
e poeta
ti ho visto comprare la verità
in un palloncino rosso
e come un mitico alchimista
hai cotto il sangue delle stelle
ma al posto della morte
ricavasti musica dal tuo cucchiaio
ho seguito le tue orme
attraverso una strana terra inesplorata
dove i sospiri d’argento cercavano di nascondersi
sotto ombre dementi
e cieli di oboe
insieme camminammo attraverso una città di fiaba
di verde allucinante
e sfinimmo di parole
mille notti fiammanti
mentre il tuo cuore sofferente
batteva le sue ossa
a tempo con i suoni brillanti degli uccelli
sulle strade al neon di schemi assassinati
si io ero là
e ho visto il tuo amore proclamato
in un sorriso fratturato
come i titoli di ieri stampati in sangue
sulle ali di un calabrone
e sì
porterei i tuoi occhi
il 12 gennaio
l’alba sorse
cantando il blues
il calendario si disfece
davanti al volto di quella domenica ferita
e persino le sequoie piansero
al tuo passaggio
ma nessuna campana suonò nelle viscere dell’inverno
la lumaca non ringhiò
all’orologio dell’avo
né rose crebbero
dalla coda di una cometa arrugginita
solo una stella marina in lana vagò
sulla spiaggia dei pianeti rubati
quando una lucertola tatuata
perse il suo abito di freddi echi
mentre tu ballavi con il grande re di Harlem
lungo i vicoli del paradiso
verso un tripudio di ombrelli fiammeggianti
ricordo gli stipiti
dove antichi spacciatori si appoggiavano
e vendevano le loro bustine di sogni da venti dollari
ai bisognosi
e poeta
ti ho visto comprare la verità
in un palloncino rosso
e come un mitico alchimista
hai cotto il sangue delle stelle
ma al posto della morte
ricavasti musica dal tuo cucchiaio
Martin Matz

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Poesia
lunedì 25 ottobre 2010
Condanna del suicidio
E appena incominciai ad essere in grado di parlare, dissi: "Ti prego, padre venerando e ottimo, poiché questa è la vita, come sento l'Africano dire, perché indugio su questa terra? Perché non mi dovrei affrettare a venire qui da voi?". "Non è così", disse lui. "Infatti se quel dio, di cui è tutto questo spazio infinito che tu vedi, non ti avrà liberato da questi vincoli del corpo, non è possibile che ti si apra l'accesso verso quassù. Gli uomini infatti sono stati generati con questo compito, affinché custodiscano quel globo che tu vedi nel centro di questo spazio, che è detto terra, e a questi fu data l'anima da quei fuochi eterni, che voi chiamate astri e stelle, le quali, sferiche e rotonde, animate da uno spirito divino, compiono il loro giro circolare con velocità straordinaria. Perciò tu, Publio, e tutti i pii, dovete trattenere l'anima nella prigionia del corpo né senza il consenso di colui, dal quale vi è stata data, dovete migrare dalla vita umana per non sembrare di aver dissertato il compito umano assegnato dal dio."
Cicerone
Cicerone
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Filosofia
venerdì 15 ottobre 2010
giovedì 30 settembre 2010
Genitori
Io devo al grembo che m'ha partorito
il temerario amore per la vita
che m'ha tanto tradito.
Poi che nacqui da un sangue
ben fervido e gioviale.
Io nacqui da una donna che cantava
nel rimettere in ordine la casa
e, madre più trionfante che amorosa,
soleva in braccio portarmi con gloria.
Ora, ebbi un padre severo
come un santo orgoglioso.
E furon questi i due forti avversari
che m'hanno generato.
Vincenzo Cardarelli
il temerario amore per la vita
che m'ha tanto tradito.
Poi che nacqui da un sangue
ben fervido e gioviale.
Io nacqui da una donna che cantava
nel rimettere in ordine la casa
e, madre più trionfante che amorosa,
soleva in braccio portarmi con gloria.
Ora, ebbi un padre severo
come un santo orgoglioso.
E furon questi i due forti avversari
che m'hanno generato.
Vincenzo Cardarelli

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Poesia
domenica 26 settembre 2010
Ricordo bene il suo sguardo
Ricordo bene il suo sguardo.
Attraversa ancora la mia anima
Come una scia di fuoco nella notte.
Ricordo bene il suo sguardo. Il resto…
Sì, il resto è solo una parvenza di vita.
Ieri ho passeggiato per le strade come una qualsiasi persona.
Ho guardato le vetrine spensieratamente
E non ho incontrato amici con i quali parlare.
D'improvviso mi sono sentito triste, mortalmente triste,
così triste che mi è parso di non poter
vivere un altro giorno ancora, e non perché potessi morire o uccidermi,
ma solo perché sarebbe stato impossibile vivere il giorno dopo e questo è tutto.
Fumo, sogno, adagiato sulla poltrona.
Mi duole vivere in una situazione di disagio.
Debbono esserci isole verso il sud delle cose
Dove soffrire è qualcosa di più dolce,
dove vivere costa meno al pensiero,
e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole
e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali
né al giorno del mese o della settimana che è oggi.
Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d'offendere,
un cuore eccessivamente spontaneo
che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale
che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta,
tristi canzoni, come le strade strette quando piove.
Fernando Pessoa
Attraversa ancora la mia anima
Come una scia di fuoco nella notte.
Ricordo bene il suo sguardo. Il resto…
Sì, il resto è solo una parvenza di vita.
Ieri ho passeggiato per le strade come una qualsiasi persona.
Ho guardato le vetrine spensieratamente
E non ho incontrato amici con i quali parlare.
D'improvviso mi sono sentito triste, mortalmente triste,
così triste che mi è parso di non poter
vivere un altro giorno ancora, e non perché potessi morire o uccidermi,
ma solo perché sarebbe stato impossibile vivere il giorno dopo e questo è tutto.
Fumo, sogno, adagiato sulla poltrona.
Mi duole vivere in una situazione di disagio.
Debbono esserci isole verso il sud delle cose
Dove soffrire è qualcosa di più dolce,
dove vivere costa meno al pensiero,
e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole
e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali
né al giorno del mese o della settimana che è oggi.
Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d'offendere,
un cuore eccessivamente spontaneo
che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale
che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta,
tristi canzoni, come le strade strette quando piove.
Fernando Pessoa

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Poesia
lunedì 20 settembre 2010
Alone I break
Da solo scoppio
Vieni a prendermi
Ho sanguinato per troppo tempo
Proprio qui, proprio ora
Voglio smetterla in qualche modo
Voglio farlo andar via
Non può restare qui mai più
Sembra che questo è l'unico modo
Vorrei che presto se ne siano andati
Vorrei che presto questi sentimenti se ne siano andati
Vorrei che presto questi sentimenti se ne siano andati
Ora vedo i tempi che cambiano
Andarsene non sembra così strano
Spero di capire
Dove posso lasciarmi il dolore alle spalle
Tutta questa merda sembra che mi capiti addosso
Da solo mi sembra di scoppiare
Ho vissuto il meglio che ho potuto
Questo non mi rende forse uomo?
Chiudimi fuori
Sono pronto
Il cuore si ferma
Resto solo
Non può essere il mio
Ora vedo i tempi che cambiano
Andarsene non sembra così strano
Spero di poter trovare
Dove ho lasciato il mio cuore nel passato
Tutta questa merda sembra che mi capiti addosso
Da solo mi sembra di scoppiare
Ho vissuto il meglio che ho potuto
Questo non mi rende forse uomo?
Sto per lasciare questo posto?
A cosa sono legato?
Non capiterà più niente a venire?
(Sto per lasciare questo posto?)
E' sempre nero nello spazio?
Sto per prendere il suo posto?
Sto per vincere questa corsa?
(Sto per lasciare questa corsa?)
Credo che ci sia Dio lassù in questo posto?
Cosa sono diventato?
C'è qualcosa di più a venire?
(Continua a venire)
Ora vedo i tempi che cambiano
Andarsene non sembra così strano
Spero di poter trovare
Dove ho lasciato il mio cuore nel passato
Tutta questa merda sembra che mi capiti addosso
Da solo mi sembra di scoppiare
Ho vissuto il meglio che ho potuto
Questo non mi rende forse uomo?
KoЯn
lunedì 13 settembre 2010
I veleni della vita
Navigando in rete si può venire a sapere che l'enciclopedia cattolica nella sua pagina riguardante il suicidio, definisce quest'ultimo un peccato contro la vita.
L'uomo è davvero il dio di se stesso, e che uccidersi ha quindi la stessa equivalenza di una bestemmia?
Rinunciare alla vita significa rinunciare a Dio?
Quando ci ritroviamo involontari spettatori di un altro episodio di stupro, infibulazione, pedofilia, traffico di organi o più semplicemente della discriminazione di un ragazzo da parte dei suoi stessi compagni, non chiamiamo forse proprio questi peccati contro la vita?
O meglio, non sono forse questi veri e propri veleni che a volte ci spingono a togliercela, la vita?
Perchè continuare un'esistenza di squallore e degrado, se l'individuo non vi scorge più o non vi ha mai scorto amore?
Ma la domanda più interessante è forse una sola: dov'è il vostro Dio in questi casi?
Un po' di veleno di tanto in tanto da sogni gradevoli. E molto veleno alla fine conduce a una morte piacevole.
da Così parlò Zarathustra
L'uomo è davvero il dio di se stesso, e che uccidersi ha quindi la stessa equivalenza di una bestemmia?
Rinunciare alla vita significa rinunciare a Dio?
Quando ci ritroviamo involontari spettatori di un altro episodio di stupro, infibulazione, pedofilia, traffico di organi o più semplicemente della discriminazione di un ragazzo da parte dei suoi stessi compagni, non chiamiamo forse proprio questi peccati contro la vita?
O meglio, non sono forse questi veri e propri veleni che a volte ci spingono a togliercela, la vita?
Perchè continuare un'esistenza di squallore e degrado, se l'individuo non vi scorge più o non vi ha mai scorto amore?
Ma la domanda più interessante è forse una sola: dov'è il vostro Dio in questi casi?
Un po' di veleno di tanto in tanto da sogni gradevoli. E molto veleno alla fine conduce a una morte piacevole.
da Così parlò Zarathustra
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mercoledì 8 settembre 2010
venerdì 27 agosto 2010
Grazie di esistere
Carissimo. Sono certa che sto impazzendo di nuovo. Sono certa che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. E questa volta non guarirò. Comincio a sentire voci e non riesco a concentrarmi. Quindi faccio quella che mi sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la più grande felicità possibile. Sei stato in ogni senso tutto quello che un uomo poteva essere. So che ti sto rovinando la vita. So che senza di me potresti lavorare e lo farai, lo so... Vedi non riesco neanche a scrivere degnamente queste righe. Voglio dirti che devo a te tutta la felicità della mia vita. Sei stato infinitamente paziente con me. E incredibilmente buono. Voglio dirlo – tutti lo sanno. Se chiunque avesse potuto salvarmi saresti stato tu. Tutto mi ha abbandonata tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinarti la vita. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi.
V.
Lettera di Virginia Woolf al marito prima di suicidarsi, il 28 marzo 1941
V.
Lettera di Virginia Woolf al marito prima di suicidarsi, il 28 marzo 1941
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sabato 21 agosto 2010
Test del suicidio
1-SEI VERAMENTE FELICE?
No
2-COSA TI RENDEREBBE PIU' FELICE? FUNZIONEREBBE?
Affetto e trovare in ogni giorno qualunque cosa non faccia parte della mia routine. Funzionerebbe, lo so
3-COSA PROVI QUANDO PENSI ALLA MORTE?
Penso che la morte faccia parte della vita e non bisognerebbe mai cercare di allontanarla o fare finta che non esista. Per dirla alla Val Kilmer/Jim Morrison, "Io mi sento più vivo a confronto con la morte"
4-QUAL E' LA MORTE MIGLIORE SECONDO TE?
Senza dolore, serenamente... la migliore è sempre nel sonno, ma vorrei essere sveglia in quel momento
5-QUANTE VOLTE HAI PENSATO SUL SERIO AL SUICIDIO?
Una volta, per un mese
6-HAI MAI TENTATO IL SUICIDIO? COME?
No, l'ho solo pensato
7-PERCHE' TI SEI FERMATO/A?
Sarò troppo attaccata alla vita... voglio vedere che accade se non lo faccio, cose di questo tipo...
8-COSA VORRESTI FARE APPENA PRIMA DI MORIRE?
Ubriacarmi, fare sesso, ascoltare musica e soprattutto capire che ho fatto tutto quello che potevo in questa vita e non devo rimpiangere niente
9-DOVE VORRESTI MORIRE?
A essere sincera non lo so, però mi piacerebbe sulla spiaggia di notte
10-HAI MAI RISCHIATO LA MORTE PER CAUSE ESTERNE?
Si
11-QUANTO E' TRISTE LA TUA VITA?
Rispetto a un tempo posso anche azzardarmi a dire che sto meglio
12-SORRIDI MAI DURANTE IL GIORNO?
Se c'è l'occasione si
13-PARTECIPERESTI AD UN SUICIDIO DI MASSA?
Se è per una buona causa tipo per salvare il mio paese o cose del genere potrei anche, altrimenti no
14-TI SEI MAI ODIATO/A PER NON ESSERE RIUSCITO/A A SUICIDARTI?
Proprio odiata no anche se desideravo autolesionarmi perchè non riuscivo né a morire né a vivere, ma non ho fatto neanche questo. Continuo a non amarmi, comunque...
15-TI E' MAI VENUTO IL DESIDERIO DI FARTI PICCHIARE?
Ne ho prese da bambina, può bastare
16-TI SEMBRA PIU' FACILE UCCIDERE QUALCUNO CHE UCCIDERE TE STESSO/A?
Anche 'me stessa' è 'qualcuno', no? Credo abbastanza nel concetto che chi riesce a trovare la scintilla di uccidere possa trovarla anche per uccidersi, gli omicidi-suicidi sono abbastanza frequenti
17-TI ECCITA LA ROULETTE RUSSA?
Dev'essere una figata... ma se esco io?! :O
18-DA PICCOLO/A FINGEVI MAI DI ESSERE MORTO/A?
Qualche volta per gioco
19-CREDI CHE UN GIORNO TI SUICIDERAI VERAMENTE?
Di solito si dice mai dire mai, ma a questo punto non penso proprio
20-QUANDO LO FARAI, AVVISERAI QUALCUNO?
No, che senso avrebbe? Semmai lascio anch'io il biglietto Scusate tutto il sangue xD
21-VUOI LASCIARE UN MESSAGGIO?
Guardati intorno, può non esserci solo la morte a volerti bene
No
2-COSA TI RENDEREBBE PIU' FELICE? FUNZIONEREBBE?
Affetto e trovare in ogni giorno qualunque cosa non faccia parte della mia routine. Funzionerebbe, lo so
3-COSA PROVI QUANDO PENSI ALLA MORTE?
Penso che la morte faccia parte della vita e non bisognerebbe mai cercare di allontanarla o fare finta che non esista. Per dirla alla Val Kilmer/Jim Morrison, "Io mi sento più vivo a confronto con la morte"
4-QUAL E' LA MORTE MIGLIORE SECONDO TE?
Senza dolore, serenamente... la migliore è sempre nel sonno, ma vorrei essere sveglia in quel momento
5-QUANTE VOLTE HAI PENSATO SUL SERIO AL SUICIDIO?
Una volta, per un mese
6-HAI MAI TENTATO IL SUICIDIO? COME?
No, l'ho solo pensato
7-PERCHE' TI SEI FERMATO/A?
Sarò troppo attaccata alla vita... voglio vedere che accade se non lo faccio, cose di questo tipo...
8-COSA VORRESTI FARE APPENA PRIMA DI MORIRE?
Ubriacarmi, fare sesso, ascoltare musica e soprattutto capire che ho fatto tutto quello che potevo in questa vita e non devo rimpiangere niente
9-DOVE VORRESTI MORIRE?
A essere sincera non lo so, però mi piacerebbe sulla spiaggia di notte
10-HAI MAI RISCHIATO LA MORTE PER CAUSE ESTERNE?
Si
11-QUANTO E' TRISTE LA TUA VITA?
Rispetto a un tempo posso anche azzardarmi a dire che sto meglio
12-SORRIDI MAI DURANTE IL GIORNO?
Se c'è l'occasione si
13-PARTECIPERESTI AD UN SUICIDIO DI MASSA?
Se è per una buona causa tipo per salvare il mio paese o cose del genere potrei anche, altrimenti no
14-TI SEI MAI ODIATO/A PER NON ESSERE RIUSCITO/A A SUICIDARTI?
Proprio odiata no anche se desideravo autolesionarmi perchè non riuscivo né a morire né a vivere, ma non ho fatto neanche questo. Continuo a non amarmi, comunque...
15-TI E' MAI VENUTO IL DESIDERIO DI FARTI PICCHIARE?
Ne ho prese da bambina, può bastare
16-TI SEMBRA PIU' FACILE UCCIDERE QUALCUNO CHE UCCIDERE TE STESSO/A?
Anche 'me stessa' è 'qualcuno', no? Credo abbastanza nel concetto che chi riesce a trovare la scintilla di uccidere possa trovarla anche per uccidersi, gli omicidi-suicidi sono abbastanza frequenti
17-TI ECCITA LA ROULETTE RUSSA?
Dev'essere una figata... ma se esco io?! :O
18-DA PICCOLO/A FINGEVI MAI DI ESSERE MORTO/A?
Qualche volta per gioco
19-CREDI CHE UN GIORNO TI SUICIDERAI VERAMENTE?
Di solito si dice mai dire mai, ma a questo punto non penso proprio
20-QUANDO LO FARAI, AVVISERAI QUALCUNO?
No, che senso avrebbe? Semmai lascio anch'io il biglietto Scusate tutto il sangue xD
21-VUOI LASCIARE UN MESSAGGIO?
Guardati intorno, può non esserci solo la morte a volerti bene
mercoledì 11 agosto 2010
Sulla morte
Allora Almitra parlò dicendo: Ora vorremmo chiederti della Morte.
E lui disse:
Voi vorreste conoscere il segreto della morte.
Ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?
Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce.
Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.
Poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.
Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;
E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
Confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell'eternità.
La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore.
In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia poiché porterà l'impronta regale?
E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?
Che cos'è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
E che cos'è emettere l'estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.
Kahlil Gibran
E lui disse:
Voi vorreste conoscere il segreto della morte.
Ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?
Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce.
Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.
Poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.
Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;
E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
Confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell'eternità.
La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore.
In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia poiché porterà l'impronta regale?
E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?
Che cos'è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
E che cos'è emettere l'estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.
Kahlil Gibran
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Testi
giovedì 5 agosto 2010
Erblicket Die Töchter Des Firmaments
Contemplando le figlie del firmamento
Mi chiedo come sarà l'inverno
Con una primavera che non vedrò mai
Mi chiedo come sarà la notte
Con un giorno che non vedrò mai
Mi chiedo come sarà la vita
Con una luce che non vedrò mai
Mi chiedo come sarà la vita
Con un dolore che dura in eterno
In ogni notte c'è un nero diverso
In ogni notte desidero tornare
Al tempo in cui cavalcavo
Attraverso le foreste antiche
In ogni inverno c'è un freddo diverso
In ogni inverno mi sento così vecchio
Molto vecchio così come la notte
Molto vecchio così come il terribile freddo
Mi chiedo come sarà la vita
Con una morte che non vedrò mai
Mi chiedo perchè la vita deve essere
Una vita che dura in eterno
Mi chiedo come sarà la vita
Con una morte che non vedrò mai
Mi chiedo perchè la vita deve essere
Una vita che dura in eterno
Burzum
Mi chiedo come sarà l'inverno
Con una primavera che non vedrò mai
Mi chiedo come sarà la notte
Con un giorno che non vedrò mai
Mi chiedo come sarà la vita
Con una luce che non vedrò mai
Mi chiedo come sarà la vita
Con un dolore che dura in eterno
In ogni notte c'è un nero diverso
In ogni notte desidero tornare
Al tempo in cui cavalcavo
Attraverso le foreste antiche
In ogni inverno c'è un freddo diverso
In ogni inverno mi sento così vecchio
Molto vecchio così come la notte
Molto vecchio così come il terribile freddo
Mi chiedo come sarà la vita
Con una morte che non vedrò mai
Mi chiedo perchè la vita deve essere
Una vita che dura in eterno
Mi chiedo come sarà la vita
Con una morte che non vedrò mai
Mi chiedo perchè la vita deve essere
Una vita che dura in eterno
Burzum
domenica 25 luglio 2010
Appuntamento
A J. Keck
Morta l'amica del cuore!
Eccola dunque condotta
questa mattina alla fossa
di seta pura calzata.
Immacolata lei dorme
nella sua veste festiva
dentro la bara dischiusa
malgrado la tramontana.
Su!, scava scava, becchino,
a questa amante mia bella
assai profonda la tomba:
lasciami un posto sul fondo.
Non suggellare l'avello
prima che tenebra cali,
poichè le avevo promesso
che a notte l'avrei raggiunta
fin dentro quella sua cella:
«Nelle notti di dicembre,
desolata in questo nido,
tremerò senza di te!».
Ma durante un'alba grigia
la sorprese suo fratello
sulle mie ginocchia, nuda;
«Combattiamo!» Lui m'ingiunse.
«Dopo che t'avrò ammazzato
la piccina ucciderò!»
Sono io che per schivarlo
l'ho colpito, tuttavia.
La sua pena è stata tale
che ne è morta proprio ieri,
ma secondo la promessa
lei mi aspetta coricata
nel giaciglio che sai fare
sotto terra, mio becchino;
troppo freddo avrebbe, sola,
laggiù, in fondo a quell'alcova.
Al suo fianco dormirò
come fossi amante fido
per l'intera notte ed oltre,
per la notte senza fine.
Charles Cros
Morta l'amica del cuore!
Eccola dunque condotta
questa mattina alla fossa
di seta pura calzata.
Immacolata lei dorme
nella sua veste festiva
dentro la bara dischiusa
malgrado la tramontana.
Su!, scava scava, becchino,
a questa amante mia bella
assai profonda la tomba:
lasciami un posto sul fondo.
Non suggellare l'avello
prima che tenebra cali,
poichè le avevo promesso
che a notte l'avrei raggiunta
fin dentro quella sua cella:
«Nelle notti di dicembre,
desolata in questo nido,
tremerò senza di te!».
Ma durante un'alba grigia
la sorprese suo fratello
sulle mie ginocchia, nuda;
«Combattiamo!» Lui m'ingiunse.
«Dopo che t'avrò ammazzato
la piccina ucciderò!»
Sono io che per schivarlo
l'ho colpito, tuttavia.
La sua pena è stata tale
che ne è morta proprio ieri,
ma secondo la promessa
lei mi aspetta coricata
nel giaciglio che sai fare
sotto terra, mio becchino;
troppo freddo avrebbe, sola,
laggiù, in fondo a quell'alcova.
Al suo fianco dormirò
come fossi amante fido
per l'intera notte ed oltre,
per la notte senza fine.
Charles Cros
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Poesia
lunedì 19 luglio 2010
Nostalgia
E una volta ancora la disperazione mi sta baciando
Con le sue fredde labbra da fantasma
L’autodistruzione mi sta conducendo alla tomba
Che ho scavato per molte volte
E una volta ancora sto diventando un pensiero spettrale
Dimenticato, triste, miserabile, una merda
Mentre cado nelle sfere nere tra memorie solitarie
Ci hai distrutto, pezzo per pezzo
Il conto della mia colonna sonora è scritto col sangue
Musica di suicidio scritta in rosso
L’ho fatto io, i miei polsi sono aperti
E come le mie lacrime, sta scendendo a cascata
Tutto è stato perso dietro di noi
Sulle mie ginocchia, le mani sulla mia faccia
Il sole sta apparendo nel mattino di primavera
Dove sono steso non c’è nient'altro che la mia polvere
Ora non prenderti cura di lui
Vivi dall'altra parte delle sensazioni
Ma la nostra neve di Febbraio
sta ora coprendo il mio corpo privo di vita
Nocturnal Depression
Con le sue fredde labbra da fantasma
L’autodistruzione mi sta conducendo alla tomba
Che ho scavato per molte volte
E una volta ancora sto diventando un pensiero spettrale
Dimenticato, triste, miserabile, una merda
Mentre cado nelle sfere nere tra memorie solitarie
Ci hai distrutto, pezzo per pezzo
Il conto della mia colonna sonora è scritto col sangue
Musica di suicidio scritta in rosso
L’ho fatto io, i miei polsi sono aperti
E come le mie lacrime, sta scendendo a cascata
Tutto è stato perso dietro di noi
Sulle mie ginocchia, le mani sulla mia faccia
Il sole sta apparendo nel mattino di primavera
Dove sono steso non c’è nient'altro che la mia polvere
Ora non prenderti cura di lui
Vivi dall'altra parte delle sensazioni
Ma la nostra neve di Febbraio
sta ora coprendo il mio corpo privo di vita
Nocturnal Depression
lunedì 12 luglio 2010
Autoritratto con la Morte che suona il violino

di Arnold Böklin (1827-1901) - L'Isola dei Morti, Odisseo e Calipso.
Titolo originale: Selbstbildnis mit fiedelndem Tod
1872, olio su tela, 75 x 61.
Alte Nationalgalerie, Berlino.
La Morte suona sulla corda della nota sol, che è anche l'unica in questo violino. Il pittore interrompe il lavoro per prestare attenzione. Secondo un aneddoto, Böklin aggiunse la figura della morte perché degli amici gli chiesero che cosa stava ascoltando. Pertanto il quadro simboleggia la ricerca dei valori ultimi e più profondi e il ruolo della morte sempre in agguato.
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Pittura
giovedì 8 luglio 2010
Semplicità
Se non volete lottare, è lecito fuggire.
Perciò fra tutte le cose
che ho voluto per voi inevitabili
che ho voluto per voi inevitabili
nulla ho reso più facile che morire.
Ho posto la vita su un piano inclinato.
Basta poco e vedrete che ho posto
meno ostacoli alla vostra uscita
dalla vita che all'ingresso;
dalla vita che all'ingresso;
giacché troppo grande sarebbe
su di voi il potere della sorte
se per morire occorresse tanto tempo
quanto quello che ci vuole per nascere.
Ogni momento, ogni luogo vi insegni
come sia facile ricusare la natura
e gettarle in faccia il suo dono;
fra gli stessi altari
e le solenni cerimonie sacrificali,
e le solenni cerimonie sacrificali,
mentre si auspica la vita,
imparate la morte.
Seneca
![]() |
| Adolf Hering, Death and the Maiden (1900) |
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Filosofia
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