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venerdì 25 maggio 2012

Epitaphe

Las de ce monde et de ses marionnettes,
Il vécut esseulé, sinistre esthète.
A me désabusée méprisant la vie,
Il ne peut tenir, survivre à l'ennui.

Ci-gît la dépouille d'un triste solitaire,
A présent paisible, remerciant les vers,
Esprit perdu en ce monde condamné,
Sans espoir ni volonté il avançait...

Il avançait d'un pas lourd et léger,
Soumis à ce flot d'errements spontanés.
Malade d'envier ces heureux ignorants,
Il rêvait de ces moments inconscients.

Ci-gît le cadavre d'un triste solitaire,
A présent placide, remerciant les vers,
Maudissant le jour où il s'éveilla,
Il voulut partir. Il fuit ce cauchemar...


Pensées Nocturnes

sabato 12 maggio 2012

Anatomia del dolore

La sottoscritta, il 24 febbraio dell'anno in corso.

Professionisti del travestitismo.
Quando un decesso non è definibile tale perchè il cuore indifferente batte. Soltanto lui, nel marasma di atomi, è possibile udire in una notte priva di luna. Dal di fuori, occhi che a ben guardarli vi si possono intravedere gironi infernali, mentr'essi mostrano a sguardi non allenati l'altra metà della visione. Dell'interno, meglio non dire. Nell'antro di Satana tutte le luci sono spente. L'unico martellante pensiero è vomitare l'anima in un angolo, spogliarsi della crisalide di illusioni e gettarsi tra le grinfie del buio, scucirsi dal petto il fardello pesante del cuore, che con ogni rintocco riconduce alla valle della nostalgia

bum - sei vivo
bum - sei vivo
bum - sei vivo
bum.

Talmente vivo che se si desidera superare le ore piccole non è concessa altra via che uccidersi. L'anima fremente di volare esige la liberazione degli abiti terreni, lasciare che si vuotino d'ogni campione che rammenti vitalità e fuggirne: la vita è altrove. In un lampo si diviene schiavi del nulla e l'io come entità si mescola al proprio nido, ora mantato di nero. Non rimane altro che un tu mano nella mano con la morte donna ammaliante, che più annaspa più ella avvolge, stritola, soffoca. La lucidità è sepolta nei ricordi. E' dolore ancor più esasperante della vita, perfora le carni e secca la ragione. Non si possiede la cognizione volta a vivere, se non uscendovi. Futile cercare conforto nel riposo perchè di nero corvino anche il giaciglio ne è impregnato. Giunti sino a qui si può azzardare nel recuperare uno spiraglio di luce nella parola umana perchè il caos provvisoriamente taccia.

Ascolta: dai alla persona la possibilità di parlare dei suoi problemi e dei suoi sentimenti. Non c'è bisogno che tu dica molte cose: non ci sono soluzioni magiche per certi problemi. Chi medita il suicidio non ha bisogno di consigli né tantomeno di prediche, ha bisogno di sentire che tu ti interessi a lui e lo comprendi. Accettazione, empatia e comprensione potranno fare moltissimo.
dal web

Palloncini di sangue.

giovedì 26 aprile 2012

Ovunque, buio

"Mi piace bere.
[...]
Quando bevi, fino a un certo punto hai tutto sotto controllo.
Ogni volta che mandi giù un altro sorso, è una tua scelta.
Fai tantissime piccole scelte.
Immagino sia questa la differenza tra suicidio e lenta capitolazione."
Jim Morrison

V'è un numero ragguardevole di umanità che pagherebbe oro per sbirciare tra le pieghe del futuro. Non certo per innaffiarlo o correggerlo, solo scrutarlo. Quante morti evitate all'uomo che tutto può ma cui il tempo non proferisce parola! A tutti quei vigliacchi che ricamano su di un vocabolo, Speranza.
E le dannunziane creature in attesa di erigere il loro capolavoro s'avvalgono dell'aiuto di Inerzia ed Apatia nella firma degli autografi. Rapide occhiate sulla monotonia domandano l'uomo circa la valenza del dono della madre, quanto un balocco di luna park ove lei e chi prima non v'hanno riposto che la propria inettitudine. Autosacrificati nel piatto di Dio. Siamo morti nascendo. Per qual motivo è peggio la mia mano assassina che la naturale estirpazione dal mondo?
Naturale?
Quando anche la vita volgerà in altra direzione, non avendo noi da accendere, ci verrà forse offerta la comprensione. Non appesa certamente alla speranza. Il sol fatto di concepire il tranciamento di muscoli e capillari non deve precludere di poter agire anche sui giorni di là da venire. Ma ciò nonostante, persino quell'io che ripudiò la religione contempla il corpo come una reliquia.
Il dio di se stesso sceglie di non bestemmiare. Non cede per impedimento ma attende, fiacco, la fine. Affondato nella poltrona osserva l'orologio compiere il suo giro. Di tanto in tanto scuotendo la testa, di tanto in tanto tastandosi risolutamente atto ad estrarre una pistola. Ai suicidi spetta la coglitura del Nirvana?
Ad ogni modo, si vedrà.


domenica 18 dicembre 2011

A Cloud in Circle - Suicide at the End of December


Durante quelle partecipazioni consumistiche che i media osano denominare "feste", all'ombra di abeti e luci lampeggianti si ridestano antichi dissapori interiori che spesso mutano in suicidio. Quale miglior occasione per rammentarsi ciò che di buono è accaduto o è stato fatto nell'anno in declino rispolverando la patina di solitudine che nemmeno hobby o lavoro sono in grado di occultare? Ed anzi proprio le "feste", il Natale, donano a cuori congelati dell'altro ghiaccio, accuratamente camuffato dietro pacchetti e sorrisi di circostanza.
Le lontane terre argentine nel 2009 partorirono questo demo che, come indicato nel retro di copertina, non vuol essere nulla più di un semplice scherzo o regalo a chi vive il dicembre con assoluto nichilismo attendendo (im)paziente l'Epifania a riportare l'umanità sulla retta via dell'indifferenza. Anime amareggiate da cotanta bontà ipocrita trovano rifugio in pensieri incomprensibili ai più e possono avere il loro attimo di riscatto nei confronti del vecchio barbuto senza necessariamente ricorrere a metodi estremi, di cui torna prepotente il desiderio alla vigilia della dieta televisiva per perdere i chili delle feste.
La lezione impartita dai Drown in Solitude l'anno precedente può appesantire l'ascolto, ma certamente non servono parole di fronte a un evento dove la tristezza è bandita e, per taluni, ulteriormente amplificata.

martedì 18 ottobre 2011

Respirare

Sussurrava il suo nome intanto che lo scuoteva, finché il fratello non aperse gli occhi. La voce parzialmente consumata dalle lacrime ebbe la meglio su di una probabile sequenza di insulti. Uscì lenta ma chiara, senza singhiozzare: "Perchè Dio fa questo ai propri figli?", sentendosi dopo un tempo incalcolabile rispondere: "Credi che se ci amasse ci avrebbe spediti su un pianeta così inospitale?". Ecco, sì. Puoi riaddormentarti fratellino.
Gli occorreva la sua opinione, anche se la conosceva a menadito perchè condivisa. Quasi una domanda retorica, simile a richieste di aspiranti suicidi non recepite da coloro che non possiedono altro che la vita.
Sedette nella polvere, con la schiena poggiata al materasso, nel pugno il mandante della sua consolazione. Attese il ritorno del respiro regolare di sonno nel letto vicino e lasciò compiersi nuovamente il rituale. Voltò il braccio offrendogli la lama e un altro taglio andò a ledere la carne non più candida. Riprese a lacrimare, non più per la pelle bruciante ormai ma perchè sapeva che non poteva promettere di smettere. Né a lei né tantomeno a se stesso. Desiderò ardentemente scivolare via col sangue che andava scorrendo, disciogliersi nella piccola pozza rossastra che si era formata ai suoi piedi. Andar via da quella stanza, dalla notte, dalla vita. Dolcemente, in silenzio, così come n'era entrato.
Portò la testa all'indietro e per un attimo s'abbandonò del tutto alla sensazione di pace che era riuscita a pervaderlo.

venerdì 2 settembre 2011

Promemoria

Lasciato sullo sportello del freezer, ore 7.30.

"Volevo dirti, amore, che farmi sentire viva non sempre equivale a sentire il pulsare del tuo membro dentro di me. Ti desidero come tu mi desideri, ma in vecchiaia che ne avremo? Credo sia abbastanza raccogliere giudizi sulle pietanze idonee al tuo palato, o sopportare la tua politica in televisione.
Fammi sentire viva. Una volta di cui conservare dolce melanconia, so che può bastare.
Baci, Chicca"


N.B. Opera di fantasia, nessun riferimento alla realtà.

sabato 27 agosto 2011

Shallow

Superficiale
Datemi qualcosa da fare a pezzi, prima che mi faccia a pezzi
O portatemi da qualche parte, va bene ovunque - va bene davvero.

"Bene, va bene davvero"
Parole come queste, possono diventare realtà ripetendole?
La monotonia, il mio dolore costante, alleato e nemico
Stiamo facendo insieme questa stupida danza
Tip, tip, tip sulle punte

Inciampando, ancora una volta
Non posso che sorridere
Ma, credimi, è per frustrazione
Crederesti davvero a queste cose?

Non importa cosa succeda, finisco con questo sentimento che stordisce la mente
Il sorriso vuoto è scomparso, ma c'è questa gioia ingiustificata
Ma alla fine tutto questo non importa
Finisco tremando per quest'eco dentro:

Fa freddo qui, o sono solo io?

Lifelover

mercoledì 17 agosto 2011

Immortali II

Il film Highlander proponeva in chiave epica la figura della creatura immortale descrivendone le caratteristiche principali. Gli immortali dunque non potrebbero generare figli né rischiare la vita ogni momento, dato che avrebbero bisogno di ritrovarsi con la testa lontano dal corpo per beneficiare di questa nostra tappa obbligata. Oltre ovviamente all'attraversamento delle ere in costante giovinezza con conseguente salute e prestanza fisica: uno dei sogni ancestrali dell'umanità.
Riprendendo i tre punti ai giorni nostri, si può notare come tutti o quasi siano stati raggiunti e a volte religiosamente osservati: nel primo, la tendenza di pensiero è di avere tutto il tempo del mondo, in una società meno disposta ad accogliere responsabilità e più propensa al divertimento, con il risultato di madri anziane e sterilità; nel terzo, il progressivo miglioramento di tecnologia e scoperte scientifiche (ed in taluni casi un aiutino da mano chirurgica) illude di poter ingannare l'orologio. Per il secondo punto si finge di prestare indifferenza ma da decenni viene ancora in soccorso la tecnologia, con invenzioni più di frequente atte a trasformarci in principi delle comodità, ergo a non dover uscire di casa riducendo di parecchio i rischi di morte precoce. Eppure in Africa è ancora sufficiente una banale diarrea per andarsene.
Per 25 anni quella pellicola ci fece sperare in qualcosa per cui biologicamente non avremmo mai potuto ambire senza riflettere di averlo già. Anche perchè, stando al racconto, l'ultimo immortale rimasto veniva premiato con la mortalità. Ed avere discendenza anch'essa mortale.

domenica 14 agosto 2011

Immortali

Coloro che oggi ritengono che Morrison sia ancora vivo lo fanno per tutta una serie di motivi differenti. Innanzitutto, Morrison era "perfetto" per l'immortalità, dato che, quando ancora era in vita, già moriva con una notevole frequenza. Quando i Doors erano sulla cresta dell'onda, alla fine degli anni '60, Morrison - se le dicerie fossero corrisposte a verità - "moriva" più o meno tutti i fine settimana, di solito in un incidente d'auto (come James Dean) ma spesso anche per la caduta dal balcone di un albergo, mentre si penzolava o ballava sul cornicione per mettersi in mostra con gli amici. Altre volte "moriva" in seguito agli eccessi di alcolici, allucinogeni o pratiche sessuali di vario genere.
Nel suo libro su Hollywood, The Stars, lo scrittore francese Edgar Morin si è soffermato sull'idea che "James Dean sia vivo". Secondo le sue parole, si verificò "un fenomeno spontaneo di ingenuità: il rifiuto di credere alla morte dell'eroe. La morte di un qualsiasi superuomo (sia esso buono o cattivo) ha sempre generato manifestazioni di dubbio e incredulità, giacché i fedeli non erano mai stati intimamente convinti che queste figure eroiche fossero del tutto mortali". Con Jim Morrison accadde lo stesso.

da Jim Morrison - Vita e parole del Re Lucertola, di Jerry Hopkins

martedì 26 luglio 2011

Decisioni

Solo ai malati terminali è concesso il gusto della gioia, quel tassello mancante che ci soffoca i giorni contando di poterlo ottenere ogni qualvolta si vuole.
La vita stessa è una malattia: qualche sorriso, molta sofferenza. Le belle parole si riservano per lapidi mute; le carezze alla nostra pelle ormai fredda. In vita siamo feccia.
Non di realtà si nutre la morte ma di segreti inconfessati. Interrompete la mia esecuzione e concedetemi l'ultimo desiderio. Chiuderò i miei occhi angelici e li riaprirò empi di non vane speranze.
Avrei potuto richiedere felicità dilazionata in nove tempi piuttosto che in uno, ma se è già qui quel per cui peno, non partirò. Si muore perchè stanchi. Non dichiarate il vostro amore dopo, attraverso fiori di plastica. Allietate la mia esistenza, non il mio trapasso. La reincarnazione è un sogno in cui giaccio terrorizzato.

mercoledì 13 luglio 2011

Heartagram


L'heartagram è il simbolo della gothic metal band finlandese HIM (acronimo di His Infernal Majesty) ed è stato disegnato dal cantante e leader Ville Valo il giorno del suo 20° compleanno.
E' composto da un pentacolo, tradizionalmente associato a Satana, quindi il male, la morte, e da un cuore, a simboleggiare l'amore, il bene. Presente fin dal primo album, è stato descritto dallo stesso Valo come un moderno ying yang; la convivenza degli opposti (bene/male, amore/odio, luce/buio, positivo/negativo ecc.) proprio come nella simbologia cinese, rappresenta la condizione necessaria all'esistenza, una ha bisogno dell'altra per vivere.
A volte il simbolo è completato da un cerchio, ad indicare le due entità separate unite dal cerchio della vita.


L'heartagram racchiude inoltre l'intera tematica della band, che sulle opposizioni ma soprattutto sul dualismo di amore e morte ha costruito la propria musica. Valo lo porta tatuato dietro la nuca, al basso ventre e sul petto, che ha coperto un precedente tatuaggio.
Lo skater Bam Margera l'ha utilizzato come logo della sua linea di abbigliamento Adio, contribuendo a renderlo celebre come se non più della band stessa.

giovedì 30 giugno 2011

La morte di Bartleboom

Morì che era mattina. Chiuse gli occhi e non li riaprì più. Semplice. Io non so. C'è gente che muore e, con tutto il rispetto, non ci si perde niente. Ma lui era uno di quelli che quando non ci sono più lo senti. Come se il mondo intero diventasse, da un giorno all'altro, un po' più pesante. Capace che questo pianeta, e tutto quanto, resta a galla nell'aria solo perché‚ ci sono tanti Bartleboom, in giro, che ci pensano loro a tenerlo su. Con quella loro leggerezza. Senza aver la faccia da eroi, ma intanto tengono su la baracca. Sono fatti così. Bartleboom, lui, era fatto così. Per dire: era uno capace di prenderti sottobraccio, un giorno qualsiasi, per strada, e dirti in gran segreto: "Io una volta ho visto gli angeli. Stavano sulla riva del mare".
Si può non voler bene a uno così?
Va da sè‚ che anche morire, fu una cosa che fece a modo suo. Senza tanto spettacolo, sottovoce. Si mise a letto, un giorno, stava poco bene, e la settimana dopo era tutto finito. Non si capiva neanche bene se soffrisse o no, in quei giorni, io glielo chiedevo ma a lui importava solo che non ci intristissimo, tutti quanti, per quella storia da nulla. Gli seccava disturbare. Solo una volta mi chiese se per favore gli mettevo su uno di quei quadri del suo amico pittore, appeso alla parete, proprio davanti al letto. Anche quella era una storia da non crederci, quella della collezione dei Plasson. Quasi tutti bianchi, se mi credete. Ma lui ci teneva tantissimo. Anche quello che gli misi su, quella volta, era proprio bianco, tutto bianco, lui lo scelse tra tutti, e io glielo misi lì, che lo potesse vedere bene, dal letto. Era bianco, giuro. Ma lui lo guardava, lo riguardava, se lo rigirava negli occhi, per così dire. Il mare... -, diceva piano.

da Oceano mare, di Alessandro Baricco

sabato 21 maggio 2011

Non rubare

Dammi una sola valida ragione del perchè esistano in commercio telefoni cellulari dotati di fotocamera... ed in molti casi migliori delle comuni macchine fotografiche! Hai ragione, il mondo immaginario di 1984 s'è rivelato veritiero. Proprio non potevo nascere in un'altra epoca?

Le fotografie mi rubano l'anima

No, non m'impossesso di affermazioni di Joe Dallesandro, è una cosa che sento dentro, mia. Nuda o vestita poco importa. L'obiettivo non riuscirà mai a cogliermi, a rendermi definita. Ma si prenderà ugualmente una parte di me, quella che permetterà di dipingere tele e stampare magliette.
Poi se hai una spiccata vena sadica al giorno d'oggi puoi mettere tutto in rete, farti dire quanto sei stato in gamba a fotografare la tua ragazza annoiata sul divano o mentre perde a carte, e...
Pensavo a Dio. Non per un pentimento nei suoi confronti, quanto per un senso d'immagine, chiamiamolo così. 2000 anni fa bastava una persona qualunque che perdesse qualche ora per un ritratto e quello era, fino alla fine dei tempi. A chi importava che avessi un'espressione algida o sensuale? E della firma? Chi se ne fotte.

Ma io ogni sera devo lasciarti bere e dar adito ai tuoi vaneggiamenti e filosofeggiate, poi portarti a letto, non capisco se esausta o ubriaca, e al mattino rammentarti se abbiamo fatto l'amore, dormito insieme o sono rimasto sveglio perchè tu cantavi? Non ti do torto su chi sceglie di immortalarti invece che usar specchi, ma gli anni '60 son passati da un pezzo. Fattene una ragione: non esistono più folle in delirio come per i Beatles in Giappone perchè oggi tu sei come loro. E per questo motivo non puoi essere un santino da venerare... ci vogliono tante fotografie, tanti tuoi ritratti, uno per ogni stagione della tua giornata...

Spegni quel cazzo di telefonino, prima che lo lancio fuori della finestra.

Stavo scherzando. Vuoi capire o no che chi ti ama necessita più che altro di sensazioni? Io ti ho qua, tutta intera. Attendo solo che questo incontro produca qualcosa, di bello ma anche no, non si può saperlo con certezza nell'attimo del vissuto.

...E chi non mi ama perchè mai vorrebbe possedermi lo stesso? Stamattina per poco non rompevo il naso a un ragazzino: aveva uno di quegli aggeggi in mano. Fatico a credere questa adorazione su chi teme persino lo specchiarsi del proprio volto.
Ma ora portami a letto, ormai è uno dei pochi posti dove mi sento qualcuno.
Dove tu non architetti furti. E neanche chiedi il permesso, non serve.
In fotografia non riesco ad imprire tracce altrettanto bene.

venerdì 1 aprile 2011

Amica mia

Davo ancora nomi a quel corpo informe che stanotte giaceva sotto le coperte con me. Quel compagno di letto che ora mi  trascinavo fino al bar l'ennesima mattina della mia vita. La riprova, non di certo ultima, che non mi sopporto.
Puntuale come sempre, S. sedeva in quella sedia traballante, ad aspettare. I soliti due caffè già pronti, inzuppavano il cielo grigio contemplato dalla finestra. Non avevo finito di baciarle le guance che mi accolsero le sue parole. Non mi sarei stancato di ascoltarla, con i suoi suoni semplici ma scelti con cura, se non fosse che io ne ero il soggetto principale. S. lo sapeva, e si zittiva quando immancabilmente cercavo di catturare la sua bellezza efebica nella tazzina. Sorrideva. Nessuno dei due aveva bisogno di troppe parole.
Ci salutammo prima di recarci al lavoro, ripromettendo di chiamarci se fossimo stati in difficoltà. Non necessito di scontrarmi con la timidezza per farlo, lei accorre pur non sentendomi. Offro sempre un caffè alla solitudine.


Lifelover - Stängt p.g.a. Semester

venerdì 11 marzo 2011

Lacune del tempo

Gli esseri viventi nascono, crescono, si riproducono e muoiono. Questa è la legge che traumatizzava noi bambini durante le lezioni di scienze.
Ritrovarci a pensare che consista tutto in quattro tappe all'apparenza molto semplici, terrore della morte incluso, senza immaginare che tutte e quattro possono essere invece complicate e assolutamente variabili da un essere all'altro. Non immaginare altro sul proprio cammino e vedersele già tutte realizzate.
Privandoci della soddisfazione di fantasticare sugli intervalli, su che cosa fare per impiegare il tempo tra un traguardo e il successivo. Forse già avendo concretizzato che non tutti gli esseri viventi arrivano al terzo punto.

Che cosa fare... dev'essere il dramma dei tempi moderni, quando le giornate non sono scandite dai ritmi del lavoro ma da quelli della sveglia. O il dramma dell'uomo, essere alfabeta e pensatore, che accumula gli anni sapendo che la sua esistenza avrà una tregua.
Che risente sempre di qualcosa che gli sfugge, ma che ha sviluppato speranza e si ritrova ad attendere. Tentando spesso di celare la dannazione dell'infinità che ha davanti, non credendosi più immortale ma programmando le reincarnazioni.

"Le scadenze sono fatte per esser rimandate", ancor sussurra l'ego a tempo scaduto.

martedì 22 febbraio 2011

Ex drummer



Opera prima di un regista di spot pubblicitari, questa produzione belga del 2007 sa annidarsi sotto la pelle per non andarsene più.
Racconta di tre musicisti disturbati cui manca il batterista per poter partecipare a un concorso. Desiderosi di cambiare le proprie vite chiedono ad un famoso scrittore di unirsi a loro, a condizione che anche lui abbia un qualche problema. I tre infatti sono rispettivamente: il cantante sadico e stupratore per via di un difetto di pronuncia, il chitarrista tossico che si spaccia per sordo e il bassista omosessuale con un braccio paralizzato e una grave situazione famigliare.
Lo scrittore, narratore della storia, pur di calarsi nel quotidiano delle miserabili vite del terzetto e trarne spunto per un libro, dichiarerà di non saper suonare la batteria, venendo così accettato nel gruppo.
Uomo di potere e manipolatore dei personaggi del suo racconto, riuscirà a farli scontrare l'un l'altro subendo al tempo stesso il fascino di chi è no future.
Le scelte stilistiche vogliono confermare quel grido punk a tutti i costi, montando ad esempio i titoli di testa al contrario o mostrando il cantante appeso al soffitto quando gironzola per il suo appartamento. Conferme che toccano l'apice nella carneficina finale.
Vietato ai minori di 18 anni e ai deboli di stomaco.

lunedì 7 febbraio 2011

Divismo

Ricordare questo o quest'altro divo del grande schermo o della canzone che han lasciato prematuramente questo piano, le occasioni non mancano mai. Un'ultima (per ora) piccola prova della forza del divismo la si ha avuta con la dipartita di Heath Ledger nel 2008, proprio quando il suo Joker stava entrando nel regno del mito. Come lasciarsi sfuggire la ghiotta occasione collaudata in precedenza da Brandon Lee, al destino... così lo chiamiamo. Il fato.
Prendersi nel momento di splendore massimo ciò che comuni mortali non riuscirebbero nemmeno nei loro sogni più belli. Perchè il mestiere di molti è invecchiare. Quello di pochi è andarsene presto, quando l'ultima parola detta è spesso il testamento, il capolavoro. Giovani, che inteneriscono il pubblico e fanno dannare quelli che non ci stanno, che giocano ad invecchiarli, per credere un po' di far parte tutti dello stesso universo.
Come una donna svelata del trucco.



Bathory - Odens Ride Over Nordland

sabato 8 gennaio 2011

Hallowed be thy name



Sia santificato il tuo nome
Sto aspettando nella mia fredda cella quando la campana comincia a rintoccare.
Rifletto sul mio passato e non ho molto tempo.
Perchè alle 5 loro mi porteranno al palo della forca,
Le sabbie del tempo per me stanno scorrendo lentamente.

Quando il prete viene a concedermi l'estrema unzione,
Io attraverso le sbarre guardo per l'ultima volta
Un mondo che è stato crudele con me.

Forse c'è un errore?
Difficile contrastare il terrore che mi sta vincendo.
È veramente la fine, non qualche pazzo sogno?

Qualcuno per favore mi dica che sto sognando,
Non è facile smettere di urlare,
Ma le parole fuggono da me quando provo a parlare.

Le lacrime scorrono perchè sto piangendo?
Dopotutto non ho paura di morire.
Non credo che ci sia una fine.

Mentre le guardie mi fanno marciare fuori nel cortile,
Qualcuno mi grida da una cella "Che Dio sia con te".
Se c'è un Dio perchè mi ha lasciato morire?

Mentre cammino tutta la mia vita scorre davanti a me
E anche se la fine è vicina non sono dispiaciuto
Catturate la mia anima perchè vuole volare lontano.

Segnatevi le mie parole per favore, credo che la mia anima continuerà a vivere
Per favore non preoccupatevi ora che devo andare
Sto andando nell'aldilà per vedere la verità.

Quando saprai che il tuo tempo è vicino alla fine,
Forse comincerai a capire che
La vita quaggiù è solo una strana illusione.

Sia santificato il tuo nome


Iron Maiden

sabato 20 novembre 2010

Ore 12.30 - Suicidio

Ogni giorno, da non ricordo bene quanti anni, faccio comparire questa piccola nota sulla mia agenda.
Per averla ripetuta come un ossesso senza escludere sabati, Natali e compleanni vari, gli amici che l'han letta ormai credono ad uno scherzo.
Anch'io spesso la metto sul piano dell'ilarità, ma ci sono volte in cui mi domando seriamente perchè la sera continui ad aggiungerla agli impegni della mattinata.
A mezzogiorno, quando capo e colleghi escono per la pausa pranzo. Il perfetto momento di solitudine.
Quando se ne vanno pensando di ritrovare tutto come l'hanno lasciato... e la loro giornata sembra rinascere se al ritorno c'è un'email da leggere o il boccione dell'acqua da riempire...
perchè una volta non fargli finalmente trovare me, finalmente morto suicida?
Il tocco in più che può fare di te un'artista... ma come?
Avvelenare il panino che ordino al bar?
Sbattere violentemente la testa contro la porta del bagno?
Ingoiare le monete invece di inserirle nella macchina del caffè?
Credo debba essere l'impulso a guidarmi in questa scelta.
Sento arrivare quel momento mentre per un'altra sera ritrascrivo il mio impegno. Lo faccio da così tanto tempo che finirà certamente in questo modo.
Giungerà come l'avviso di una nuova email. Inatteso, in un giorno come gli altri. Anche per me, fino alla pausa pranzo.
Riderò con loro forse non sapendo ancora che saranno le ultime battute.
Forse, rientrando, scruterò il mio volto nello specchio del bagno, dicendomi di smettere. Che devo smettere, ora.
Forse mangerò quel panino con più gusto del solito, perchè dopo lo bagnerò di sangue.
Così la pianterò di godere come un ragazzino al solo pensiero. Basterà provarlo. Sulla mia pelle, sulla moquette dell'ufficio...
Ignoro se manterrò l'impegno domani o il giorno successivo, come ignoro se completerò anche quest'agenda.
Talmente vicino da non temere più di dimenticarlo.

giovedì 11 novembre 2010

Tutto quel che mi serve

Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cazzo, scegliete lavatrici, macchine, lettori cd e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita, scegliete un mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici, scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo, scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina, scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi, scegliete un futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos'altro, le ragioni? Non ci sono ragioni, chi ha bisogno di ragioni quando ha l'eroina?

da Trainspotting

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