giovedì 30 giugno 2011

La morte di Bartleboom

Morì che era mattina. Chiuse gli occhi e non li riaprì più. Semplice. Io non so. C'è gente che muore e, con tutto il rispetto, non ci si perde niente. Ma lui era uno di quelli che quando non ci sono più lo senti. Come se il mondo intero diventasse, da un giorno all'altro, un po' più pesante. Capace che questo pianeta, e tutto quanto, resta a galla nell'aria solo perché‚ ci sono tanti Bartleboom, in giro, che ci pensano loro a tenerlo su. Con quella loro leggerezza. Senza aver la faccia da eroi, ma intanto tengono su la baracca. Sono fatti così. Bartleboom, lui, era fatto così. Per dire: era uno capace di prenderti sottobraccio, un giorno qualsiasi, per strada, e dirti in gran segreto: "Io una volta ho visto gli angeli. Stavano sulla riva del mare".
Si può non voler bene a uno così?
Va da sè‚ che anche morire, fu una cosa che fece a modo suo. Senza tanto spettacolo, sottovoce. Si mise a letto, un giorno, stava poco bene, e la settimana dopo era tutto finito. Non si capiva neanche bene se soffrisse o no, in quei giorni, io glielo chiedevo ma a lui importava solo che non ci intristissimo, tutti quanti, per quella storia da nulla. Gli seccava disturbare. Solo una volta mi chiese se per favore gli mettevo su uno di quei quadri del suo amico pittore, appeso alla parete, proprio davanti al letto. Anche quella era una storia da non crederci, quella della collezione dei Plasson. Quasi tutti bianchi, se mi credete. Ma lui ci teneva tantissimo. Anche quello che gli misi su, quella volta, era proprio bianco, tutto bianco, lui lo scelse tra tutti, e io glielo misi lì, che lo potesse vedere bene, dal letto. Era bianco, giuro. Ma lui lo guardava, lo riguardava, se lo rigirava negli occhi, per così dire. Il mare... -, diceva piano.

da Oceano mare, di Alessandro Baricco

venerdì 24 giugno 2011

Fame

Un giorno vieni disturbato da una sorta di formicolìo,
lo associ istintivamente alla fame.

Riempi a caso un piatto,
ma non è la forma esatta con cui la sazieresti.
Cogli che non è lo stomaco ad urlare
ma un altro ospite interno.

Riponi la tua porzione, ma hai comunque fame.
T'accorgi di averla, ma di non sapere più
quale seno cercare,
quale peccato addentare.

Nulla che tenti di racimolare sembra utile
a quietare i singhiozzi di quel bambino…

Che sarà mai?

(14 gennaio 2010)

giovedì 16 giugno 2011

F1555 / J1535

La Vita che legata troppo stretta evade
Correrà sempre poi
Con un prudente sguardo indietro
E spettri di Redini -
Il Cavallo che fiuta l'Erba viva
E vede i Pascoli sorridere
Sarà ripreso con uno sparo
Se si riuscirà a prenderlo -


Emily Dickinson

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...