domenica 30 ottobre 2011

No, non c'è la morte

No, non c’è la morte.
Neppure questa pietra è morta.
E non è morto il frutto che è caduto...:
tutto in vita ritorna al tocco delle dita,
tutto respira il ritmo del mio sangue,
del soffio che lo sfiora.
Così, quand’anche la mia mano seccherà,
nel ricordo vivrà di un’altra mano,
e tacita la bocca serberà
il gusto delle bocche che ha baciato.


José Saramago

martedì 18 ottobre 2011

Respirare

Sussurrava il suo nome intanto che lo scuoteva, finché il fratello non aperse gli occhi. La voce parzialmente consumata dalle lacrime ebbe la meglio su di una probabile sequenza di insulti. Uscì lenta ma chiara, senza singhiozzare: "Perchè Dio fa questo ai propri figli?", sentendosi dopo un tempo incalcolabile rispondere: "Credi che se ci amasse ci avrebbe spediti su un pianeta così inospitale?". Ecco, sì. Puoi riaddormentarti fratellino.
Gli occorreva la sua opinione, anche se la conosceva a menadito perchè condivisa. Quasi una domanda retorica, simile a richieste di aspiranti suicidi non recepite da coloro che non possiedono altro che la vita.
Sedette nella polvere, con la schiena poggiata al materasso, nel pugno il mandante della sua consolazione. Attese il ritorno del respiro regolare di sonno nel letto vicino e lasciò compiersi nuovamente il rituale. Voltò il braccio offrendogli la lama e un altro taglio andò a ledere la carne non più candida. Riprese a lacrimare, non più per la pelle bruciante ormai ma perchè sapeva che non poteva promettere di smettere. Né a lei né tantomeno a se stesso. Desiderò ardentemente scivolare via col sangue che andava scorrendo, disciogliersi nella piccola pozza rossastra che si era formata ai suoi piedi. Andar via da quella stanza, dalla notte, dalla vita. Dolcemente, in silenzio, così come n'era entrato.
Portò la testa all'indietro e per un attimo s'abbandonò del tutto alla sensazione di pace che era riuscita a pervaderlo.

venerdì 14 ottobre 2011

L'uccello tra le fiamme

Dalla terra devastata
si ergeranno nuove forme
ma ciò che in principio offende i tuoi occhi
sarà infine visto come una gradita nascita.

Per quanto abbiamo pianto invano
nelle lunghe notti senza fine?
Neppure degli attimi.
Nel buio, nessuno piange invano-
solo non riusciamo a vedere.

Deploriamo le rovine innanzi a noi
e ci cospargiamo di cenere
e non vediamo la Fenice
tra le fiamme.

Piangi ancora?
Ti lamenti ancora?

Tarjei Vesaas

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