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lunedì 21 maggio 2012

A Erotion

A te padre Frontone,
a te madre Flaccilla
affido questa bimba,
bacio e delizia mia.
Che la piccola e tenera Erotion
non provi orrore per le ombre nere
e per le bocche mostruose
del tartareo cane.
Avrebbe intero compiuto il sesto inverno,
se fosse vissuta ancor sei giorni.
Oh, ch'essa giuochi e folleggi
tra i suoi patroni tanto vecchi
e cinguetti il mio nome
con la boccuccia ancora balbettante.
Ricopra una zolla non dura
le sue tenere ossa:
tu, terra,
non essere pesante su di lei:
essa su di te pesò sì poco.

Marziale

Mark Ryden, Night Visit (part.) (2003)

domenica 30 ottobre 2011

No, non c'è la morte

No, non c’è la morte.
Neppure questa pietra è morta.
E non è morto il frutto che è caduto...:
tutto in vita ritorna al tocco delle dita,
tutto respira il ritmo del mio sangue,
del soffio che lo sfiora.
Così, quand’anche la mia mano seccherà,
nel ricordo vivrà di un’altra mano,
e tacita la bocca serberà
il gusto delle bocche che ha baciato.


José Saramago

venerdì 14 ottobre 2011

L'uccello tra le fiamme

Dalla terra devastata
si ergeranno nuove forme
ma ciò che in principio offende i tuoi occhi
sarà infine visto come una gradita nascita.

Per quanto abbiamo pianto invano
nelle lunghe notti senza fine?
Neppure degli attimi.
Nel buio, nessuno piange invano-
solo non riusciamo a vedere.

Deploriamo le rovine innanzi a noi
e ci cospargiamo di cenere
e non vediamo la Fenice
tra le fiamme.

Piangi ancora?
Ti lamenti ancora?

Tarjei Vesaas

venerdì 24 giugno 2011

Fame

Un giorno vieni disturbato da una sorta di formicolìo,
lo associ istintivamente alla fame.

Riempi a caso un piatto,
ma non è la forma esatta con cui la sazieresti.
Cogli che non è lo stomaco ad urlare
ma un altro ospite interno.

Riponi la tua porzione, ma hai comunque fame.
T'accorgi di averla, ma di non sapere più
quale seno cercare,
quale peccato addentare.

Nulla che tenti di racimolare sembra utile
a quietare i singhiozzi di quel bambino…

Che sarà mai?

(14 gennaio 2010)

giovedì 16 giugno 2011

F1555 / J1535

La Vita che legata troppo stretta evade
Correrà sempre poi
Con un prudente sguardo indietro
E spettri di Redini -
Il Cavallo che fiuta l'Erba viva
E vede i Pascoli sorridere
Sarà ripreso con uno sparo
Se si riuscirà a prenderlo -


Emily Dickinson

lunedì 9 maggio 2011

Io sono te

Percorro le tue lacrime
custodendo nel cuore le tue risate.
Ti venero e ti ringrazio ogni istante
per la rinnovata nascita che hai dato alla mia vita.
Geloso di chi altro può appartenerti,
un po' disorientato
dal fatto che per me non riserbo amore
e scelgo te che non puoi offrirmene.
...o si?
Appurato che ci ha formati l'urlo dell'universo
più non serve chiamarmi niente
potendo indossare il tuo nome.
Io sono te.

lunedì 18 aprile 2011

Cielo e terra

Nel terzo mese, la città di Sien-Yang
E' ricoperta da un denso tappeto di petali.
In primavera, chi ha cuore di piangere solo?
Chi, di affacciarsi, senza aver prima bevuto,
Ad una vista simile? Ricchezza, povertà, vita lunga o breve,
Dal Creatore furono disposte e divise; Ma una coppa di vino livella la vita e la morte
E mille cose ostinate a non farsi capire. Quando sono ebbro smarrisco il cielo e la terra: Immobile giaccio sul mio solitario lettuccio;
E finalmente mi scordo di esistere anch'io:
E in quell'istante è grande la mia gioia.


Li Po

lunedì 28 marzo 2011

Io sono sangue

Vedo un uomo:
La Morte sorride dietro il suo viso.
Mi chiama a sé con il vino.
Sono così stordita, così estasiata!
Rischierò forse la mia anima per le sue carezze.
Perchè non stai lontano, tentatore?
Infiammata dai miei più oscuri desideri,
Cieca, vedrei ancora le tue fiamme.

Vedo un uomo:
La Morte si nasconde dietro il suo cappello.
Mi chiama a sé con i sorrisi,
E il mio cuore è suo complice.
Perchè non batte forte quando è spaventato?
Quanto tempo ancora prima che io sia al suo fianco?

Vedo un uomo:
Cinge la Morte tra le braccia.
Il mio cuore sanguina tra i suoi palmi.
Sono indebolita, stremata...
E se lui mi baciasse...
Se mi avesse già baciato...


Fabrice Dulac

domenica 6 marzo 2011

Costanti indelebili

Come un silente patto firmato involontariamente, naturalmente,
conservo sulla pelle tutti i graffi lasciatimi dalla notte.
L'invidia di lei immacolata tradisce,
semina dove vede e vuol purezza.
Che mai raccoglierà su di chi sparge orgoglio
ma non proferisce dei doni neanche a se stesso,
m'anzi li trattiene e novità non gradisce.
Scruto da sotto l'ombra dei miei occhi curiosi
insegnando al sangue come non interferire
tra quei nodi che non turbano,
rendono il paesaggio nuovo nato.
In contemplazione di un corpo statico
l'immobilità mia si fa avanti
e aggredendo l'aria domanda di prendermi per intero,
con tutti i segni di cui gelosamente mi nutro.
Quando Notte si ridesta la mia forma è di nuovo vera,
le sue matite corrono dove non era giunta,
cicatrizzando questi ed altri punti
perchè la pelle non ne contamini l'inchiostro.

giovedì 10 febbraio 2011

Tutte le morti

(Dedicata a Wilhelm Gundert)

Ho già vissuto tutte le morti,
tutte le morti voglio ancora morire,
morire nell'albero la morte lignea,
nella montagna la morte di pietra,
nella sabbia morte di terra,
morte vegetale nell'erba crepitante dell'estate
e la misera, sanguinosa morte degli uomini.

Voglio rinascere fiore,
voglio rinascere albero ed erba,
pesce e cerbiatto, uccello e farfalla.
E da ogni forma
mi strapperà la nostalgia
in alto ai gradini dell'ultimo dolore
fin dentro il dolore umano.

Oh trepidante e teso l'arco quando
il pugno furioso del desiderio
pretende di piegare l'uno all'altro
entrambi i poli estremi della vita.
Spesse volte e tante volte ancora
mi risospingerai da morte a nascita
orbita angosciosa delle forme,
orbita radiosa delle forme.


Hermann Hesse

martedì 18 gennaio 2011

Consegnato al mondo

L'atrocità del dar la vita
mi fa sentire inadeguata.
L'orrore della ripetizione,
sacrificio di tutte le mie cellule,
assemblaggio più o meno fedele
di un nuovo corpo che si serve del mio
per raccontarsi storie.
Più nessun sangue si verserà per lui
dacché polvere di stelle forgerà ossa
e cuore di madre intreccerà capelli.
Ferita di un uomo per lasciar attraversare altro uomo,
altro uomo che non mi appartiene,
né conserva pure le fisionomie
ma attinge per iniziar la descrizione.
Gioco di forze tra due incompleti apparenti,
fossi sol'io coinvolta tornerei vergine.

lunedì 3 gennaio 2011

Corpo

Una casa macchiata d'abitudini,
avvelenata d'allusioni misantrope,
cinta d'impulsi animali,
condensa desideri d'amore.

Osserva gesti,
scarabocchia canti.
Rammenda cassetti,
tentando di imparare dai ricordi
il volto conservato nei suoi occhi.

Lo specchio del pavimento,
nascosto dalla polvere,
mantiene profumi di pelle asciutta,
battiti di ciglia addormentati,
attento a non rivelare il nome del padrone.

martedì 7 dicembre 2010

La fine del giorno

Sotto una luce bigia, senza posa,
senza ragione, si contorce e incalza
danzando, spudorata e rumorosa,
la Vita: così, poi, quando s'innalza

voluttuosa la notte all'orizzonte,
e tutto, anche le fami, in sé racqueta,
tutto annuvola e spegne, anche le onte,
«Eccoti, alfine!» mormora il poeta.

«Pace ti chiede il mio spirito ed ogni
mia fibra, pace, e null'altro elisire;
ricolmo il cuore di funebri sogni,

vo' stendere le mie membra supine
nella frescura delle tue cortine
e quivi sempre, o tenebra, dormire!»


Charles Baudelaire

martedì 30 novembre 2010

The dream

Faded flowers of purple passion
lie scattered on the ground.
While shredded webs of promises
fall in a fragile mound.
Two shadows lick the ledges
of the window to my heart.
And whispers held in warm soft pillows
call me from the dark.

In the night I search for loving,
I may have never known.
I feel the touch of warmness,
a caress and then soft moan.
A depth of understanding
that may have never been.
A lifetime filled with longing
for the dream that lies within.


dal web

venerdì 29 ottobre 2010

So dove gli arcobaleni vanno a morire

Sulla morte di Bob Kaufman

So dove gli arcobaleni vanno a morire
ho seguito le tue orme
attraverso una strana terra inesplorata
dove i sospiri d’argento cercavano di nascondersi
sotto ombre dementi
e cieli di oboe
insieme camminammo attraverso una città di fiaba
di verde allucinante
e sfinimmo di parole
mille notti fiammanti
mentre il tuo cuore sofferente
batteva le sue ossa
a tempo con i suoni brillanti degli uccelli
sulle strade al neon di schemi assassinati
si io ero là
e ho visto il tuo amore proclamato
in un sorriso fratturato
come i titoli di ieri stampati in sangue
sulle ali di un calabrone
e sì
porterei i tuoi occhi
il 12 gennaio
l’alba sorse
cantando il blues
il calendario si disfece
davanti al volto di quella domenica ferita
e persino le sequoie piansero
al tuo passaggio
ma nessuna campana suonò nelle viscere dell’inverno
la lumaca non ringhiò
all’orologio dell’avo
né rose crebbero
dalla coda di una cometa arrugginita
solo una stella marina in lana vagò
sulla spiaggia dei pianeti rubati
quando una lucertola tatuata
perse il suo abito di freddi echi
mentre tu ballavi con il grande re di Harlem
lungo i vicoli del paradiso
verso un tripudio di ombrelli fiammeggianti
ricordo gli stipiti
dove antichi spacciatori si appoggiavano
e vendevano le loro bustine di sogni da venti dollari
ai bisognosi
e poeta
ti ho visto comprare la verità
in un palloncino rosso
e come un mitico alchimista
hai cotto il sangue delle stelle
ma al posto della morte
ricavasti musica dal tuo cucchiaio

Martin Matz

giovedì 30 settembre 2010

Genitori

Io devo al grembo che m'ha partorito
il temerario amore per la vita
che m'ha tanto tradito.
Poi che nacqui da un sangue
ben fervido e gioviale.
Io nacqui da una donna che cantava
nel rimettere in ordine la casa
e, madre più trionfante che amorosa,
soleva in braccio portarmi con gloria.
Ora, ebbi un padre severo
come un santo orgoglioso.
E furon questi i due forti avversari
che m'hanno generato.


Vincenzo Cardarelli

domenica 26 settembre 2010

Ricordo bene il suo sguardo

Ricordo bene il suo sguardo.
Attraversa ancora la mia anima
Come una scia di fuoco nella notte.
Ricordo bene il suo sguardo. Il resto…
Sì, il resto è solo una parvenza di vita.
Ieri ho passeggiato per le strade come una qualsiasi persona.
Ho guardato le vetrine spensieratamente
E non ho incontrato amici con i quali parlare.
D'improvviso mi sono sentito triste, mortalmente triste,
così triste che mi è parso di non poter
vivere un altro giorno ancora, e non perché potessi morire o uccidermi,
ma solo perché sarebbe stato impossibile vivere il giorno dopo e questo è tutto.

Fumo, sogno, adagiato sulla poltrona.
Mi duole vivere in una situazione di disagio.
Debbono esserci isole verso il sud delle cose
Dove soffrire è qualcosa di più dolce,
dove vivere costa meno al pensiero,
e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole
e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali
né al giorno del mese o della settimana che è oggi.

Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d'offendere,
un cuore eccessivamente spontaneo
che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale
che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta,
tristi canzoni, come le strade strette quando piove.


Fernando Pessoa

domenica 25 luglio 2010

Appuntamento

A J. Keck

Morta l'amica del cuore!
Eccola dunque condotta
questa mattina alla fossa
di seta pura calzata.

Immacolata lei dorme
nella sua veste festiva
dentro la bara dischiusa
malgrado la tramontana.

Su!, scava scava, becchino,
a questa amante mia bella
assai profonda la tomba:
lasciami un posto sul fondo.

Non suggellare l'avello
prima che tenebra cali,
poichè le avevo promesso
che a notte l'avrei raggiunta

fin dentro quella sua cella:
«Nelle notti di dicembre,
desolata in questo nido,
tremerò senza di te!».

Ma durante un'alba grigia
la sorprese suo fratello
sulle mie ginocchia, nuda;
«Combattiamo!» Lui m'ingiunse.

«Dopo che t'avrò ammazzato
la piccina ucciderò!»
Sono io che per schivarlo
l'ho colpito, tuttavia.

La sua pena è stata tale
che ne è morta proprio ieri,
ma secondo la promessa
lei mi aspetta coricata

nel giaciglio che sai fare
sotto terra, mio becchino;
troppo freddo avrebbe, sola,
laggiù, in fondo a quell'alcova.

Al suo fianco dormirò
come fossi amante fido
per l'intera notte ed oltre,
per la notte senza fine.


Charles Cros

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