giovedì 26 aprile 2012

Ovunque, buio

"Mi piace bere.
[...]
Quando bevi, fino a un certo punto hai tutto sotto controllo.
Ogni volta che mandi giù un altro sorso, è una tua scelta.
Fai tantissime piccole scelte.
Immagino sia questa la differenza tra suicidio e lenta capitolazione."
Jim Morrison

V'è un numero ragguardevole di umanità che pagherebbe oro per sbirciare tra le pieghe del futuro. Non certo per innaffiarlo o correggerlo, solo scrutarlo. Quante morti evitate all'uomo che tutto può ma cui il tempo non proferisce parola! A tutti quei vigliacchi che ricamano su di un vocabolo, Speranza.
E le dannunziane creature in attesa di erigere il loro capolavoro s'avvalgono dell'aiuto di Inerzia ed Apatia nella firma degli autografi. Rapide occhiate sulla monotonia domandano l'uomo circa la valenza del dono della madre, quanto un balocco di luna park ove lei e chi prima non v'hanno riposto che la propria inettitudine. Autosacrificati nel piatto di Dio. Siamo morti nascendo. Per qual motivo è peggio la mia mano assassina che la naturale estirpazione dal mondo?
Naturale?
Quando anche la vita volgerà in altra direzione, non avendo noi da accendere, ci verrà forse offerta la comprensione. Non appesa certamente alla speranza. Il sol fatto di concepire il tranciamento di muscoli e capillari non deve precludere di poter agire anche sui giorni di là da venire. Ma ciò nonostante, persino quell'io che ripudiò la religione contempla il corpo come una reliquia.
Il dio di se stesso sceglie di non bestemmiare. Non cede per impedimento ma attende, fiacco, la fine. Affondato nella poltrona osserva l'orologio compiere il suo giro. Di tanto in tanto scuotendo la testa, di tanto in tanto tastandosi risolutamente atto ad estrarre una pistola. Ai suicidi spetta la coglitura del Nirvana?
Ad ogni modo, si vedrà.


martedì 6 marzo 2012

In attesa che il blocco dello scrittore (e di lettore e commentatore inclusi, chiedo venia) faccia il suo corso, chi lo desidera può seguirmi su Twitter.

domenica 18 dicembre 2011

A Cloud in Circle - Suicide at the End of December


Durante quelle partecipazioni consumistiche che i media osano denominare "feste", all'ombra di abeti e luci lampeggianti si ridestano antichi dissapori interiori che spesso mutano in suicidio. Quale miglior occasione per rammentarsi ciò che di buono è accaduto o è stato fatto nell'anno in declino rispolverando la patina di solitudine che nemmeno hobby o lavoro sono in grado di occultare? Ed anzi proprio le "feste", il Natale, donano a cuori congelati dell'altro ghiaccio, accuratamente camuffato dietro pacchetti e sorrisi di circostanza.
Le lontane terre argentine nel 2009 partorirono questo demo che, come indicato nel retro di copertina, non vuol essere nulla più di un semplice scherzo o regalo a chi vive il dicembre con assoluto nichilismo attendendo (im)paziente l'Epifania a riportare l'umanità sulla retta via dell'indifferenza. Anime amareggiate da cotanta bontà ipocrita trovano rifugio in pensieri incomprensibili ai più e possono avere il loro attimo di riscatto nei confronti del vecchio barbuto senza necessariamente ricorrere a metodi estremi, di cui torna prepotente il desiderio alla vigilia della dieta televisiva per perdere i chili delle feste.
La lezione impartita dai Drown in Solitude l'anno precedente può appesantire l'ascolto, ma certamente non servono parole di fronte a un evento dove la tristezza è bandita e, per taluni, ulteriormente amplificata.

martedì 8 novembre 2011

Come curare la tristezza

Al fortunato e ricco re era un figlio sempre triste e mesto. Così il padre, preoccupato fortemente per la tristezza del figlio, consultò i vati, e i vati facilmente diedero responso: "Cambia la tunica di tuo figlio con la tunica dell'uomo beato, contento della sua condizione: allora tuo figlio sarà contento." Subito il re si affrettò per tutte le terre del regno a cercare l'uomo beato e felice della sua condizione, ma non trovò alcun uomo felice: infatti tutti desideravano un'altra condizione e beni. Una volta tuttavia, mentre attraversava i campi, ascoltò un carme felice di un giovane che conduceva le vacche e che reggeva il pesante aratro. Subito lo mandò a chiamare desiderando comprare la tunica del giovane felice, ma inutilmente: infatti il giovane era veramente contento della sua condizione ma non aveva mai avuto una tunica!

domenica 30 ottobre 2011

No, non c'è la morte

No, non c’è la morte.
Neppure questa pietra è morta.
E non è morto il frutto che è caduto...:
tutto in vita ritorna al tocco delle dita,
tutto respira il ritmo del mio sangue,
del soffio che lo sfiora.
Così, quand’anche la mia mano seccherà,
nel ricordo vivrà di un’altra mano,
e tacita la bocca serberà
il gusto delle bocche che ha baciato.


José Saramago

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